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PreTesto
Come e perché è nata e maturata l’idea di scrivere
questo libello
Come ogni opera
dell’uomo anche questo libello ha una sua origine e motivazione.
L’origine è la
lettura del “Mistero dei nove” del dott. Giuseppe Chiaula che ha il
grandissimo merito di aver tratto da un colpevole oblio la vicenda
di nove delinquentelli, appartenenti al popolo modicano del 1860,
fucilati durante la dittatura garibaldina per aver operato un furto
con violenza e minaccia a mano armata, senza spargimento di sangue.
La parallela e
confrontata lettura della tesi di laurea della signora Maria Teresa
Caruso, “Il
Risorgimento in periferia”;
un paio di agiografie di Francesco Giardina, ed un profilo di Carlo
Papa, scritto da Maria Iemmolo
(1) aggiungeva
enigmi al “Mistero” della fucilazione, spronandoci a meglio
conoscere l’episodio.
La lettura di
questi testi faceva riemergere il ricordo di scenari a noi familiari
già descritti da Serafino Amabile Gustella, Giuseppe Pitrè, Giuseppe
Tomasi di Lampedusa, Giovanni Verga ed altri, con la conseguenza di
farci abbandonare il dominio giuridico, già valutato dal dott.
Chiaula nel suo fondamentale “Mistero dei nove”, per privilegiare il
dominio politico-sociologico a noi culturalmente più congeniale.
La constatata
assenza di motivi immediati, evidenti e chiari, alla realizzata “carneficina
giudiziaria” ci induceva a
“scavare”
gli aspetti umani caratteriali e morali degli attori della vicenda
facendoci scoprire profili interessanti, per certi aspetti, veri e
propri antecedenti dei climi che viviamo nei tempi presenti.
Stiamo parlando
della qualità politica dei governanti e del correlato modo di
intendere quel “nobile agire” che, la comitiva di famiglie
detentrici del potere, pretendeva di interpretare e vivere.
Tutti questi
“pretesti” sono state buone motivazioni per scrivere, ma ciò che ha
trasformato una semplice curiosità intellettuale in un preciso
“dovere”, sono state alcune provocazioni ricevute dall’autore del
“Mistero dei nove”.
Infatti, animati
da puro interesse culturale, ci eravamo presi l’onere di distribuire
il suo “Mistero
dei nove” presso tutti i
luoghi di cultura della provincia ed in quelli principali della
Sicilia; avevamo anche assecondato in maniera “robusta” il progetto
di installare, con l’intervento dell’amministrazione comunale, una
lapide commemorativa, nel luogo in cui furono fucilati i nove;
favorimmo, assieme ad altri, una contingenza favorevole che rendeva
possibile la messa in scena de “Il
mistero dei nove”,
ma quando ci permettemmo di suggerire una nostra versione, senza
alcuna interlocuzione e spiegazioni più o meno cordiali, Chiaula ci
tolse il saluto.
Ecco che le cene
offerte e la cordialità manifestata più volte ci sembrarono oltre
che un preventivo “mio
grazie” (La pagina del 12
dicembre 2010) un vero e proprio calzare “u
cappeddu”.
La lettura del
libello dirà in quale maniera ha inciso una forma di pathos che si è
impadronito di noi facendoci subito prendere le parti dei nove
villani uccisi. Riteniamo comunque che a questa insorgenza non sia
estranea la constatazione che occorre reagire anche adesso a chi
tenta di calzare
u cappieddu
per celebrare
processi
subitanei.
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Sommario
PreTesto
Come e perché è nata e maturata l’idea di scrivere questo libello
Introduzione
La indicazione della microfisica del potere come chiave di lettura
degli avvenimenti accaduti in quella che alcuni hanno definito “La
rivoluzione in Modica del 1860”.Definizione del quadro generale.
Descrizione dello scenario culturale in cui è maturata l’idea della
unità d’Italia, tra interessi di potenze straniere, ansie
patriottiche e prime manifestazioni di un modo di essere italiano.
· La
microfisica del potere come metodo per indagare l’agire dell’uomo
· La
peggiore Italia si presenta
1.Il ‘68 dei
59: Nascita di una dittatura di cinque
mesi
Scenario locale. Personaggi e famiglie signorili modicane che
iniziano la bagarre per gestire e consolidare il potere che si
materializza in una struttura di governo.
1.1.I
personaggi
1.2.Dalla
bagarre rivoluzionaria alla dittatura
dell’Abate
1.3.L’uccisione di Don Agostino Grimaldi
2.La
dittatura De Leva. (Struttura del governo)
3.La
“Dittatura” si presenta: Aucisu comu e novi
In 21 giorni nove villani colpevoli di un assalto a mano armata con
furto ad una masseria di Contrada Zappulla vengono arrestati,
processati, condannati a morte e fucilati.
4.Tre enigmi
della dittatura De Leva
4.1.Primo
enigma
Perché la dittatura De Leva gestì la vicenda dei nove senza
applicare la direttiva del governo dittatoriale centrale che non
consentiva di fucilare più di tre persone per ogni processo e con
una tempistica che sembrava voler evitare di giungere al 30
settembre, data in cui alla Commissione speciale penale che emise la
sentenza di condanna a morte sarebbero subentrati gli organi
giudiziari ordinari di Siracusa, ridiventata capoluogo della
Provincia.
4.2.Secondo
enigma
Perché tutti i componenti principali del governo De Leva non hanno
lasciato traccia nelle loro biografie e nei loro memoriali del ruolo
svolto in ordine alla vicenda dei nove, pur non rinunciando di
esibire gli altri titoli e ruoli svolti in quello che si sono
sforzati di far passare come mitico periodo rivoluzionario. La
scomparsa degli atti del processo è da legare al desiderio di quei
potenti di non indagare la vicenda dei nove? E perché anche gli
storici di mestiere, successivamente e fino ai nostri giorni non
fanno cenno alcuno all’episodio?
4.3.Terzo
enigma: Francesco Giardina
Dal Francesco Giardina patriota ed ideatore di un attivissimo centro
di informazione, coordinamento, reclutamento, incetta di armi ed
organizzazione di squadre di combattimento, al Francesco Giardina
comandante di militi deviati in uno sfondo di violenza istituzionale
nel quale è maturata la carneficina giudiziaria dei nove villani.
5.Microfisica
della dittatura modicana
5.1.Della
esistenza del reato
5.2.”Avviso di
garanzia” al potere modicano
5.3.Del clima
interno alla struttura di governo
5.4.Del clima
generale come possibile esimente
Scomposizione e ricomposizione degli elementi noti di uno scenario,
che pur offrendo solo una precaria documentazione, consente di
schematizzare un commesso “omicidio plurimo di Stato”, con
osservazioni sulla identificazione del potere ed una precisa
posizione circa una inesistente diversificata responsabilità tra la
funzione di potere esecutivo e la funzione giudiziaria.Ricostruzione
del clima interno alla struttura del potere sulla scorta delle
qualità caratteriali delle persone in esso confluenti.
6.Il Potere
malandrino
6.1.Lo spirito
dei tempi: Cuoppuli e cappedda
6.2.“Non luogo
a procedere”
6.3.Epilogo
(La condanna politica)
Il collegamento logico della precisa violazione di una direttiva del
governo dittatoriale con l’assenza di un clima generale dell’ordine
pubblico irrimediabilmente compromesso dà sostanza giuridica
all’esistenza di un omicidio plurimo di Stato. La ricostruzione dei
personaggi della loro qualità politica e del clima che permeava la
struttura interna del governo permette, pur nella impossibilità di
ricostruire il contributo personale di ciascun appartenente alla
struttura di potere al verificarsi del fatale evento e, quindi della
conseguente attribuzione di responsabilità penali, di potere
attribuire la morte di almeno sei villani ad una gestione
malandrinesca del potere.
7.”Processo
subitaneo” al barone Filippo De Leva
Dialogo tra l’erede di uno dei nove villani “giustiziati” il 24
settembre del 1860, improvvisatosi storico dilettante ed il barone
Filippo De Leva, governatore di Modica. Il dialogo, cercando di
animare i personaggi nel clima dei tempi, ha lo scopo di fornire una
visione d’insieme più efficace, più armonica ed organica.
8.Della
degradazione del potere.
8.1.Taliati e
scannaliativi muricani miei.
8.2.Del nobile
agire
Ricognizione dei sentimenti e degli insegnamenti specifici e
permanenti che l’episodio dei nove sollecita con riferimento alla
qualità politica dei governanti di allora sia con “forzati” ma
certamente emblematici, riferimenti alla classe politica attuale,
con una divagazione sul concetto di nobiltà come misuratore della
qualità morale della comitiva delle famiglie signorili che determinò
una “carneficina giudiziaria”.
Bibliografia
Appendice
Cronologia
Lapide murata all’ingresso del
cimitero vecchio “aucisi comu ê novi”.
Messaggio del Comitato Generale a
Garibaldi.
Lapide murata nel palazzo degli
studi. |